La mia giornata cominciava così. Mettevo in ordine delle notizie, le belle da una parte, le brutte da un’altra, le vere sotto, nascoste, le false sopra. Poi arrivava il mio capo. Dopo arrivavano i capi del mio capo. Ultimi arrivavano i comunicati, temibili e temuti. Dall'iperuranio arrivavano.
Cambiavo i testi, se necessario li traducevo dall’aziendale all’italiano, o dall’inglese iperuranico all’aziendale. Magari era un nuovo prodotto. Magari un bell’evento mondano.
Poi si chiamavano i giornali, io a tappeto, il mio capo invece solo il ristretto, selezionato, solito, caro, fedele giro di grandissime mignotte.
Oppure succedeva qualcosa, venivamo chiamati per qualche casino. Allora prima della fase standard si provvedeva a tamponare subito tutto con doppi giri di parole. Nei casi peggiori, il mio capo prendeva tempo con minacce di azione legale barra sospensione dei finanziamenti barra pestaggio da parte di tecnici autorizzati e qualificati.
Dopodiché si applicava la procedura standard.
Alla fine sentire capo del capo dire che lui benissimo, complimenti, noi anche bene dai, commentare che giornali, eh, così così, analizzare che amministrazione male, lamentare che comitati malissimo, sempre peggio, confidare che, però, pure il capo del capo del capo poteva fare meglio.
Mi ricordo riunioni farlocche, passate a giocare al bingo delle cazzate (trovato a suo tempo da soledad), dalle quali il mio responsabile usciva sempre senza aver detto nulla di rilevante ma con quella faccia di segreta soddisfazione, di compiacimento stupito e purtroppo mai del tutto comunicabile, come di chi ha fatto la cacca perfetta*.
Delle volte penso: ma io, anche queste cose qui che ho fatto. E pure altre, nella vita, che è lunga a tirarvele fuori adesso. Per fortuna che non ho fatto molto male a nessuno e a un certo punto mi sono accorto da solo, ma insomma, potendo, mi sputerei in bocca lo stesso. E accorgersi prima? dico io.
Senza moralismi, ma è stato tutto tempo buttato via.
Delle volte mi guardo indietro, mi vedo piccolo piccolo, scemo scemo.
Mi viene paura che anche oggi, in fondo, sia solo qualche mese di vantaggio su un me (che per brevità chiameremo) Migliore, destinato ad arrivare per sempre in ritardo, a constatare puttanate.
* Siccome qua a volte passa anche gente di classe, mi scuso se il mio parlar v'è duro. Per amor di chiarezza, la cacca perfetta è tale quando esce: a) subito, b) in un colpo solo, c) senza sporcare.
E’ diventato difficilissimo fumare, mi tocca sgattaiolare fuori, inventarmi dei giri, mangiare le caramelle. Robe che neanche a sedici anni. A parte che a sedici anni mica fumavo. Tutta salute direte voi, eh sì vabbe’ però insomma.
Questo perché babbo ha deciso di smettere. Deciso no, più che altro ha smesso. Allora per non fargli venire la voglia nessuno fuma più quando è nei paraggi. E io sto parecchio col babbo nei paraggi.
Per fumare 4/5 sigarette al giorno ne tengo: un pacchetto sotto il sedile della macchina (l’accendino è dentro il portacenere retrattile), un pacchetto dentro un cestino in negozio sullo scaffale più alto (essere 1e90 finalmente paga), un pacchetto nel cassetto del tavolo in studio, un pacchetto nella tracolla da trasferta, un pacchetto lasciato in custodia a mio zio. Un presidio capillare del territorio.
Mia madre idem. E’ anche simpatico delle volte, quando il babbo resta là tutto il pomeriggio, cinque ore, col caffè in mezzo, una fatica che chi fuma mi capisce, poi dice Vabbe’ adesso provo a fare due passi e esce, scatta il fuggi fuggi generale, tutti che frugano di qua di là. Tutti, io e mia mamma, ma sembriamo di più. Fumiamola fuori che poi dopo c’è da aprire le finestre dico io, ma lei niente, dove sta sta, non le importa. Guarda che così ci fai scoprire tutti, tutti, io e te, ci fai smascherare, guarda che si accorge. Ma lei niente, lei sotto sotto secondo me vuole farsi scoprire e smascherare, perché non regge la schiacciante pressione psicologica. Tipico. Per esempio la sera le scuse che si inventa, gesù proprio che inconsistenza, che io le dico Ma senti a sto punto non dirgli niente, o digli non so digli che fuggi a Cuba non torni mai più e poi invece vai a prendere le sigarette e torni, come la scusa quella classica ma all’incontrario. Almeno magari l’ironia lo disorienta. No, lei deve dire che c’ha tutto un lavoro da fare col portare giù la spazzatura. Uno con un po’ di sale in zucca non ci casca mica. Cinque minuti a fare un piano di scale. Infatti. Poi dopo torna su, le chiede Sei andata a fumare? anzi neanche le chiede, dice Sei andata a fumare te… Lei allora dice No, ma lo dice troppo subito troppo scandalizzata, mia madre davvero dire le bugie un disastro, poi a fare così mi rovina anche a me tutti i piani perfetti.
Vabbe’, sono stati due mesi intensi, subito dopo che ho scritto il post dell’idraulico qua sotto il babbo è stato male. (Non credo ci sia correlazione fra le due cose). Ora per fortuna sta meglio, che nel male è andata benissimo, almeno così mi han detto tutti, allora lo dico anch’io, e ve lo scrivo anche qua, fatti miei personali senza pudore, visto che per fortuna sta meglio, non fuma neanche più. L’unica cosa adesso ci vuole pazienza, anche questa frase qua ve la riporto perché è gettonatissima.
Io per il momento sono a casa che do una mano, sto bene, non fumo quasi più neanche io, che a mia madre le manca l’acume tattico per queste robe, fa le cose buttate lì poi mi brucia ore e ore di piani geniali.
Appunto mentale: se necessario prolificare, fare figli in numero minimo di 2.
Allora ho pensato che no, insomma, che non mi ritrovavo per niente, e sono andato via.
Adesso non so bene.
Tutte le feste assurde sono passate.
Ormai è un po’ troppo tempo, che sto qui e faccio le barricate.
Poi tra poco dovrò togliere il piumone e sarà più brutto svegliarsi.
Passo la mattina di sopra, a scopare. Scopare in senso igienico-pavimentale.
Pomeriggio sto lì con l’idraulico.
Non che serva che io stia lì. Sto lì perché se sto lì non devo stare da un’altra parte. E’ anche un po’ un sollievo, se vogliamo.
L’idraulico non parla quasi mai. Quando parla parla da solo. Dice che cazzo. Dice porcaccia. Porcaccia e basta. Poi quando ha finito dice bon.
Se io fossi l’idraulico, mi direi Senti, scolta, ma te non c’hai niente da fare?
Se l’idraulico fosse me, qualcosa da fare ce l’avrebbe.
Che poi, per esempio, delle volte magari ti trovi a farle, queste cose imprecisate, e a fine giornata dici boh, alle 19 e 15 pensi mah, forse quasi quasi è meglio se leggo un altro po’ e poi domani fo altre robe. Ti viene da uscire dalle stanze. Ti vengono le idee invisibili.
Ti viene da pensare che esiste una cosa imprecisata, imprecisata ma giusta, mentre le altre, appena che diventano precisate, non sono giuste. E questa cosa imprecisata, se non sei attento, se non sei intelligente, ti frega. Ci puoi vivere dietro, o farci le barricate davanti. Comunque ti tiene fermo, e lì nascono quei guazzabugli che a starci dentro fa schifo. Almeno, questo è il caso mio.
E io mi rendo conto che finora male, male proprio. Non sono stato attento, sono andato sotto.
Adesso proviamo a ripartire, o anche a tornare indietro, non so ancora per fare che, ma intanto vorrei una cosa ogni giorno, una cosa qualsiasi che quando ho finito dico bon.
Ma a parte queste mie strafanterie, voi come state?
Allora oggi si fa questo brainstorming no, si fa un po' il punto tutti insieme ok, se qualcuno ha un'idea la tira fuori. Intorno a un tavolo, col marketing, il consumer e il corporate, tutti ragazzotti svegli, giovani, reattivi. Op op op, a Mantova facciamo quella cosa la', tu senti l'agenzia per Verona, se ci fa un qualcosa di vivace pero' stavolta eh, mica le solite menate, che li paghiamo per fare i creativi, Bologna la segui tu, Trieste quest'anno la facciamo o non la facciamo? E se ci portiamo due demo dei prodotti business? Non sarebbe figo? Si' sarebbe, ma Venezia, a Venezia a che punto siamo? Cosi' vengono fuo