Non mi ricordo com’è che quella volta mi sono trovato a uscire.
Dico, mi pare strano, perché era come andare a una festa. Io le feste faccio fatica ad andarci, di solito invento problemi, vado se proprio costretto. Quando poi capita: una faccia che neanche mi aspettasse il patibolo. E’ una scena abbastanza ridicola, a stare là a vedermi, essermi amico, uno si fa delle domande, me ne rendo conto. Ma non so cosa farci. Sto male prima, sto male durante, solo dopo mi riprendo un po’. Appena la festa è finita io sono simpaticissimo, come nuovo, pronto per la serata. Non so perché. Non che non sia una persona socievole, che non gli piace conoscere le persone o cose così, solo che proprio le feste davvero non lo so, è più forte di me. Quando avevo diciotto diciannove anni che è un periodo brutto quello, anche l’università poi abbastanza, sotto questo profilo molto insidioso, mi ricordo le sere avanti pensavo sempre diobono speriamo che arrivo alla pensione, all’andropausa, all’ospizio, non so, così poi sarà finita questa solfa, si spera, gli sarà passata a tutti la voglia di far feste. Dev’essere il nome, una roba mentale mia. Non è che sono agorafobico piuttosto che claustrofobico o altro, è una cosa psicologica. Per dire, se una sera arrivo a una festa e mi dicono no guarda tranquillo non è una festa, è un’assemblea di condominio, io capace che mi sento a mio agio e arringo uno due pianerottoli, grandi risate e pago da bere con la quota ascensore.
Ho divagato, mi sa.
Dicevo, chi lo sa come sono finito ad andare con lei fin laggiù. Penso sia stata la curiosità, perché la festa è una festa particolare, famosa nel suo genere, certo non l’ho fatto per lei, uno sforzo così, per lei, ci mancherebbe.
Anche se lei è la ragazza più bella che io abbia mai visto. Ho fatto due conti veloci, è così.
Francese. L’ho conosciuta a lezione, siamo nella stessa classe a spagnolo. Occhi verdi, castana, ricciolina. Frequentiamo più o meno lo stesso giro di amici, in qualche occasione parliamo un po’. E’ molto riservata, quasi timida, ride a metà, con la bocca, gli occhi sempre attenti, molto composta, pungente a parole, ma solo quando serve e ci sta con l’ambiente, spontanea ma misurata, quasi aristocratica direi, nei modi, con quella punta di capriccioso e incostante che non disturba, anzi che dà un po’ di colore, un che di frizzante. Solo era troppo bella per innamorarsene davvero, forse. Era più da ammirare, da angelicare senza fretta, le domeniche pomeriggio. Ma questo soprattutto per il modo di fare, perché se avesse voluto, avrebbe potuto essere una da sangue alla testa. Queste cose dipende sempre, bisogna vedere.
Insomma, quella sera siamo d’accordo, anche con altri, andiamo, vediamo, stiamo.
Alla fine non è una festa, avevo capito male, è una sagra, meno male, alle sagre sto abbastanza bene, giro, bevo, mangio, guardo. E’ bello, quella sera. Ci sono i cavalli. Un mare di bombillas. Beviamo qualcosa.
Poi giriamo. Ci sono le ballerine, andiamo a vedere le ballerine.
Beviamo un po’. Poi ci spostiamo. Ci sono quelli che danno la manzanilla gratis.
Beviamo la manzanilla gratis.
A un certo punto mi pare che ci siano molte più lampadine di prima, e meno persone.
Lei a questo certo punto mi pare, dico mi pare, non è che sono sicuro, ma mi pare che dica, a voce abbastanza alta: quiero follaaaar.
Che vorrebbe dire: voglio scopaaaare.
Ora.
Questo non mi sembra molto aristocratico, come modo di esprimersi. Sarà che è un po' che manco da Versailles, ma qua la nobiltà mi sembra che è cambiata molto, ultimamente, che è parecchio decaduta.
Io li per lì mi è sembrato strano, sono rimasto stranito infatti, che la ragazza francese che dico io, quella che conosco io, questo non l’avrebbe detto mai, ma neanche pensato, ma proprio mai. Allora ho chiesto a uno. Senti ma ha detto proprio… Sì, ha detto che vuole scopare. Ah d’accordo, no è che non avevo sentito, sai il casino, grazie.
Ora, va bene che abbiamo bevuto, la festa l’allegria e tutto quanto, ma io l’ho presa male questa cosa. Uscirmi così dal mio ritrattino, deragliarmi sul triviale, sul disinvolto, sul disinibito, sul giovane. Son diventato subito triste. Come avete presente quel momento preciso che ti accorgi che hai fatto un errore madornale.
Lei invece ha iniziato a carburare, continua a dire quiero follar quiero follar, adesso urla pure. E ride.
Io sono sempre più amareggiato, mi son così rabbuiato che faccio quasi finta di niente, mi mescolo tra la folla, non la conosco quella lì. Ma tu pensa. Che delusione.
Che peccato. Una ragazza bellissima.
Non me ne capacito. Mentre cerco di farmene una ragione passa un po’ di tempo.
Poi mi son detto, non è che magari sono io, che prendo le cose per il verso sbagliato, vedo le scenate dove non ci sono, si stava solo scherzando, o anche no, però insomma, nel senso, un minimo di elasticità, per dio.
Ma infatti.
Son lì che penso, che mi schiarisco un po’ le idee da scurite che si eran fatte, mi accorgo che son rimasto solo io, solo io con lei.
Voglio dire non è che tutte le persone sono come dico io che devono essere, no, nella realtà poi sono così E colà, questo E quello, anche tu, tu nel senso io, potresti ben ogni tanto fare un qualcosa di diverso, provare un attimo, sempre le solite robe tu, tu tu sì, sempre lento e macchinoso. Fai anche le cose st'altre no ogni tanto.
Ma infatti.
Mi sono fatto tutto un discorso che mi sono anche convinto alla fine.
Lei è ancora lì con quiero follar quiero follar, e ride, allora io era mezzora che stavo lì in silenzio, tra l’altro son rimasto solo io, le ho detto, forse troppo serio, Conmigo?
No. Mi ha risposto. No. E rideva.
Ma infatti, ho pensato, come rinsavito.
Che io mi ricordi questa è stata la prima, l’unica e sicuramente l’ultima volta che ho scientemente e consapevolmente provato a fare del sesso con una ragazza. Tuttora mi sembra che sia il tentativo più elaborato che mi possa venire in mente, anche sforzandomi. Pure la risposta mi sembra l'unica possibile.