( numero sette )

bonóra al marcà e tardi ala guera

giovedì, 24 agosto 2006

Portrait of the young man as a portrait

Potrei fare un elenco di tutte le cose che non sto facendo e uno di quelle che non ho voglia di fare. E poi potrei sovrapporli e vedere un po' che vita è questa. Sono bravissimo a fare gli elenchi. Posso andare avanti un giorno intero con uno solo. Una lunga teoria di immagini e pause, metope e triglifi. Preso dalla cosa, posso arrivare fino ad usare parole inutili e fuori da ogni grazia di dio come metope e triglifi.
Tanto per cominciare, anziché continuare coi miei scimmiottamenti, potrei scalpellarmi tutto e darmi un certo tono, una qualche funzione, una posa conveniente.
Ma sarebbe, ora, soprattutto un'operazione, michelangiolesca concedetemelo, di politura, un progressivo cavare ciò che avanza. E non so mica quanto bello possa essere il risultato di questo levare. Senza contare che uno che va in giro a mutilare di qua e di là inacidisce il sangue dei miti e provoca i biliosi.

Mi pare tutta una frescaccia, di una noia mortale, a cui posso contrapporre, al massimo e lavorandoci dietro di sfregio in sfregio, un'immobilità lucida e asettica, una posizione stante che copra i risvolti difficili e la piega del ginocchio. Cioè una noia meno bizzosa, più quieta e temperata da una diversa idea di futuro, comunque un di là da venire, un presente assente, un futuro forse aperto e gratuito, ma certo solo qualche domenica all'anno.

(nella foto, Paride e io, courtesy of Anthony Canova)
[opera trafugata]
prodotto da zoca, blogger in Sbardella dal 2004
- Questo post può avere effetti indesiderati, anche gravi - Non leggere con attenzione, scordare preferibilmente entro il 24/08/2006 19:08 -
| Permalink | commenti (18) | per: 777 di televideo




sabato, 19 agosto 2006

Attenzione: post cieco

Qualche mese fa sono andato con gli amici in un piccolo paese, nelle montagne qui vicino. Era un giorno di festa e cercavamo quella bella osteria che faceva i panini con la soppressa. Quella bella osteria piaceva a tutti, con quel camino aperto in mezzo alla stanza e le panche che gli girano attorno e che danno su finestre spesse così. In queste zone si usava costruirli in questo modo. Non so da altre parti. Comunque è una delle più belle invenzioni dell'uomo, dopo il fuoco e l'allevamento dei suini. Se poi fuori c'è la neve allora non ci sono proprio parole per dire quel senso di dentro che ti dà. Dopo i maglioni restano impregnati di fumo a vita, ma insomma.
L'osteria però non era più osteria pane e salame, era vigliaccamente diventata ristorante piatti tipici (pizza anche a mezzogiorno). Non c'era più neanche il vecchio vecchissimo che tagliava le fette di cinque centimetri perché era buono, magnanimo e non ci vedeva. Ma ormai eravamo là e ci siamo adattati. Siamo tipi che si adattano spesso. C'era parecchia gente. Abbiamo aspettato un po' prima di essere serviti, non importa, come dicevo, siamo persone che non si perdono d'animo e si mangiano tranquillamente tutto il pane, i grissini, il pane scuro, i grissini degli altri tavoli e, come ultima risorsa, anche quelle zattere di cereali che ti danno il gusto e la soddisfazione del compensato. Una coppia di cinquantenni dietro di noi invece brontolava per l'attesa. A un certo punto è arrivata una ragazza per leggerci il menu. Non era italiana, veniva dall'est credo, ucraina, moldavia, russia, gorizia, chissà. Correva di qua e di là tutto il tempo. Insomma appena ha cominciato a recitare gli antipasti, quelli dietro si sono alzati e tutti indignati hanno preso la porta. La ragazza li ha guardati, poi ha ripreso il filo, ha perso il filo, l'ha un po' ingarbugliato, ci ha fissati, si è fermata. Ha provato a restare immobile, ma deve aver superato il punto di rientro, si è definitivamente incagliata e si è messa a piangere. Piangeva sul blocnotes del menu, in silenzio, compostamente. L'abbiamo guardata come abbiamo guardato il vecchio che non c'era più, il panino che non ci davano più, il mangiare attorno al camino che non si poteva più e tutta l'osteria che non c'era più. Ma cazzo. E' tutto sbagliato, è tutto da rifare. Sbagliate le zattere, sbagliati i tavolini, sbagliato, sbagliato. Poi la ragazza è sparita dentro le cucine e quando è tornata l'avevano tutta sbagliata anche lei.
Io volevo dire, volevo dire delle robe, volevo dirle perché pensavo che rimettevo tutto a posto io, che avevo un sacco di idee e tutto tornava bello. Invece ovviamente ho mangiato gli gnocchi. Al ragù.
Alla fine faccio sempre solo questo, all'infinito, mangiare gnocchi.
A volte, non so se avete presente, quando ti si smalta il boccone in gola che non riesci neanche a respirare. Ecco.
prodotto da zoca, blogger in Sbardella dal 2004
- Questo post può avere effetti indesiderati, anche gravi - Non leggere con attenzione, scordare preferibilmente entro il 19/08/2006 16:07 -
| Permalink | commenti (10) | per: classic




lunedì, 07 agosto 2006

L'annoso problema degli standard

Se smetti di farla divertire, lei si rivolta. Quando ti fermi, non sei più tu, ti disconosce. Per un periodo può andare bene che sei stanco, ma dopo c'è qualcosa che non va, per forza. Che cos'hai, cos'è successo, perché non fai le cose, quelle che sono le tue? Perché fai le altre? Guarda che ti stai sbagliando, ti dice, inizialmente premurosa, poi via via più preoccupata. Si fa domande, si dà risposte, ci resta male da tanto sono sgarbate. Finché viene a chiedertene conto, perché questa cosa, adesso va detto, mica la rende felice. Ridere e fare cose invece la rendono felice. A quel punto come minimo bisogna scusarsi, accampare subito qualche disguido, ma sarebbero necessarie anche delle spiegazioni. Dovresti parlarne, e molto, giustificarti e aderire convinto a un piano di recupero psicofisico che ti riporti immmediatamente allo status quo ante, a quello che, convenzionalmente, insomma, sei. Rimane taciuto un altrimenti, così sotteso che ti viene da saltarci sopra. Basterebbe poco per rimetterti in sesto: passare la frontiera dei nomi, dire le parole, alzare lo sguardo o la cornetta. Ma faccio il morto sul divano. In tv la gente nuota, per strada non passa nessuno, però ci sono code da qualche parte. Questo sono io. Comunque forse sono ancora in garanzia.
prodotto da zoca, blogger in Sbardella dal 2004
- Questo post può avere effetti indesiderati, anche gravi - Non leggere con attenzione, scordare preferibilmente entro il 07/08/2006 16:22 -
| Permalink | commenti (23) | per: classic