Qualche mese fa sono andato con gli amici in un piccolo paese, nelle montagne qui vicino. Era un giorno di festa e cercavamo quella bella osteria che faceva i panini con la soppressa. Quella bella osteria piaceva a tutti, con quel camino aperto in mezzo alla stanza e le panche che gli girano attorno e che danno su finestre spesse così. In queste zone si usava costruirli in questo modo. Non so da altre parti. Comunque è una delle più belle invenzioni dell'uomo, dopo il fuoco e l'allevamento dei suini. Se poi fuori c'è la neve allora non ci sono proprio parole per dire quel senso di dentro che ti dà. Dopo i maglioni restano impregnati di fumo a vita, ma insomma.
L'osteria però non era più osteria pane e salame, era vigliaccamente diventata ristorante piatti tipici (pizza anche a mezzogiorno). Non c'era più neanche il vecchio vecchissimo che tagliava le fette di cinque centimetri perché era buono, magnanimo e non ci vedeva. Ma ormai eravamo là e ci siamo adattati. Siamo tipi che si adattano spesso. C'era parecchia gente. Abbiamo aspettato un po' prima di essere serviti, non importa, come dicevo, siamo persone che non si perdono d'animo e si mangiano tranquillamente tutto il pane, i grissini, il pane scuro, i grissini degli altri tavoli e, come ultima risorsa, anche quelle zattere di cereali che ti danno il gusto e la soddisfazione del compensato. Una coppia di cinquantenni dietro di noi invece brontolava per l'attesa. A un certo punto è arrivata una ragazza per leggerci il menu. Non era italiana, veniva dall'est credo, ucraina, moldavia, russia, gorizia, chissà. Correva di qua e di là tutto il tempo. Insomma appena ha cominciato a recitare gli antipasti, quelli dietro si sono alzati e tutti indignati hanno preso la porta. La ragazza li ha guardati, poi ha ripreso il filo, ha perso il filo, l'ha un po' ingarbugliato, ci ha fissati, si è fermata. Ha provato a restare immobile, ma deve aver superato il punto di rientro, si è definitivamente incagliata e si è messa a piangere. Piangeva sul blocnotes del menu, in silenzio, compostamente. L'abbiamo guardata come abbiamo guardato il vecchio che non c'era più, il panino che non ci davano più, il mangiare attorno al camino che non si poteva più e tutta l'osteria che non c'era più. Ma cazzo. E' tutto sbagliato, è tutto da rifare. Sbagliate le zattere, sbagliati i tavolini, sbagliato, sbagliato. Poi la ragazza è sparita dentro le cucine e quando è tornata l'avevano tutta sbagliata anche lei.
Io volevo dire, volevo dire delle robe, volevo dirle perché pensavo che rimettevo tutto a posto io, che avevo un sacco di idee e tutto tornava bello. Invece ovviamente ho mangiato gli gnocchi. Al ragù.
Alla fine faccio sempre solo questo, all'infinito, mangiare gnocchi.
A volte, non so se avete presente, quando ti si smalta il boccone in gola che non riesci neanche a respirare. Ecco.