( numero sette )

bonóra al marcà e tardi ala guera

venerdì, 28 gennaio 2005

Via!

Partito.

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venerdì, 28 gennaio 2005

Tanto anche il titolo mi verrebbe male

 Ma che saluto è? Facciamo le cose fatte bene cristosanto. Almeno una volta. Non dovresti avermi fatto un altro regalo. Io non te l'ho fatto. Che carino. E questo dove cazzo lo metto, mica mi sta in valigia. Grazie. Adesso cosa ti dico. Ci penso un attimo. Ti prego intanto tieni gli occhi, non farmelo, non farmelo, non farmelo, anche stasera no. Ti ho detto che torno subito.

Avrò ancora patatine tra i denti? Ma tipo questo bacio deve venire proprio bene perchè poi è questo quello che ci ricorderemo per qualche mese? Ma che cazzata, ma quanti anni ho santodio... Incredibile, ho solo voglia di uscire da questa macchina e salire subito sull'aereo. Mi scappa la pipì per giunta. Sarà per il freddo.
Ma che saluto è? E lo specifico filmico?

Ci ho pensato. Non ti dico niente. E' la cosa migliore. E' sempre la cosa migliore. Così poi non ci si incazza retrospettivamente. Andrà come andrà.

(Ma andrà bene)

Segni di cedimento, crepe nelle dighe, appena sopra la matita. Andare subito o restare. Decidere in fretta, tre due uno. Ciao. "Ti aspetto". Ok, stammi bene. Ti aspetto. Il ti aspetto no! E' decisamente troppo filmico questo, stella, non senti come suona? Sembra appena tolto dal cellophane, euro 9.99, scontato titolari carta fedeltà. Porca miseria. Maledetti film.

Che bella che sei. Vediamo di non fare cazzate.

(Aspettami dai)


Ok, sono a casa finalmente, rilassiamoci un attimo e andiamo a letto.

Adesso, non è il caso di fare scenate. S'è deciso e si fa.

Che poi, vogliamo per un momento uscire dal nostro particulare e valutare la cosa nell'ottica dell'universo? E che diamine.

Diciamo che l'universo ha bisogno che io vada là. E io ci vado. Senza tante storie.

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giovedì, 27 gennaio 2005

Eee...

 Meno 1
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giovedì, 27 gennaio 2005

Nr. Sette Classics

 (sigla)

L'ultimo viaggio è finito così

Qua é una domenica andalusa, dove come sempre il sole fonde insieme cose che insieme non dovrebbero stare.

Non sono sicuro di voler tornare. O meglio, voglio tornare ma non lasciare Sevilla per sempre. É duro non poter mai
uscire da qui, se non con email o telefonate, mai mai mai, e a volte mi sento stravagante e solo come le lettere inutili della tastiera del computer di M***... ç ü ö ...ñ ï ä...
Direi che mi sento ï.

Ho perso un po' di leggerezza, di innocenza forse, di pensieri superficiali appunto. Mi sembra di dovermi tenere a bada, zavorrarmi, tenermi e temermi. Mi ascolto, ascolto i miei rumori interni. Quando sogno, sogno piano.

Continuo a sentirmi sdoppiato. Ma un po' meno di tempo fa, e ci sono dei momenti in cui riesco a immergermi
di nuovo "tutto", in questa colorata lontana mitica Siviglia.

Sabato sera per esempio é andata bene. Dopo la partita botellon in plaza del Salvador. Siamo partiti con il filosofico, l'addio, il solito vecchio tema omerico del "nostos", e vai con il viaggio come fuga come rinascita come parentesi come ricerca come ritorno; o il ritorno come viaggio come rinascita come ricerca?

Insomma abbiamo bevuto proprio tanto, d'altra parte andava pur sostenuto questo livello di conversazione. In effetti l'imprescindibile riferimento omerico non è emerso prima del quarto giro. Secondo me siamo giunti a conclusioni interessanti, ne sono sicuro, anche se nessuno si ricorda. Personalmente mi ricordo l'allegria dei canti popolari
tedeschi interpretati da F*** e M°°° e gli sketch all'italiana tematici (belli quelli sulla visita di naja, gran cavallo di battaglia...). Bella serata, tenue. Bere al fresco di viale alberato (aranci), ore che cadono come birilli. Chiacchiere etiliche sgranocchiando sorrisi.

Il ritratto domenicale é invece più ozioso: giro per casa con la maglietta di Boban pensando al puto trabajo e aspettando il mio turno di battitura al computer (ce n'é solo uno per tre). Finché M*** non molla il vocabolario sulla tastiera e salta il tasto della "c" (lettera importante tra l'altro: pensa ome sarebbe diffiile srivere senza) e tutto finisice in un santiamen di bestemmie.

Què màs? (Fastidiosi vero gli inserti nell'idioma indigeno? Come volessi dimostrarti che sono davvero dove dico di essere...) Fa caldo e le parole si appiccicano alla mente quando i pensieri sono giá da un'altra parte.
Fa caldo e sono arrivate le cose noiose quelle che molestano ma molesta di piú risolverle: le lenzuola troppo (grandi, piccole, corte, lunghe), le mosche in salotto, le lettere di M***.

Fa caldo e le persone si ripetono.
Fa caldo e le persone si ripetono.
Si ripetono.

Una settimana dopo ero a casa

(sigla e titoli di coda)

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giovedì, 27 gennaio 2005

Messaggio di servizio

A causa del trasferimento di tutto il personale alla nuova sede siamo costretti a interrompere momentaneamente le trasmissioni e i servizi d'attualità (qualunque significato questa parola abbia in questa sede). A grande richiesta e quindi sicuri di farvi cosa gradita manderemo in onda una rassegna di classici in bianco e nero.

Ci scusiamo per il disagio (eventuale, e comunque equiparabile al consueto svolgersi degli eventi).

La direzione

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mercoledì, 26 gennaio 2005

Partenza?


Meno 2

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mercoledì, 26 gennaio 2005

Hit it

Ce la posso fare. Ce la posso fare. Saluto, bacio, stringo mani. Sì, torno, scrivo, telefono, faccio faccio. Bravi tutti, grazie, sì anche tu mi mancherai. Ma sì sì passeranno veloci. Eh! Ma scherzi. Certo. Perfetto. Ok. Se lo trovo te lo prendo. No, no, ancora non lo so. Ma come faccio a saperlo, prima ci devo andare. Sì, 6 ore di differenza. Non so, vedo là. No, il portatile non lo porto via. Come allora lo lascio a te... Guarda, vedrò. Magari poi faccio un giro. No, questo non lo so. Cosa ti posso dire io?

It's 106 miles to Chicago, we got a full tank of gas, half a packet of cigarettes, it's dark and we're wearing sunglasses.

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martedì, 25 gennaio 2005

Pronti?

 Meno 3
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martedì, 25 gennaio 2005

A reboirs

Forse che noi potessimo pure definire Imparare dal vento dei Tiromancino come la miglior canzone italiana di questo 2004 ultimo scorso? Eh, lo potessimo dire? No perchè nonostante qualche "invisibbile" e "zenzo" di troppo a me mi piace proprio azzai.

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domenica, 23 gennaio 2005

Conati poetici

Rima baciata (ma poi ha detto che era confusa, l'ho riportata a casa e non se ne è più fatto niente)

Chissà poi se la luna
(d'accordo, tu non sei bionda ma bruna)
è poi sempre la stessa
ferma dove l'han messa
o se è invece tutta diversa
un quarto, piena, opaca o tersa
a seconda della latitudine
se è questione di abitudine
di una diversa angolazione
magari è la delusione
ma ora mi sembra pallida
squallida
insomma ho capito
era meglio il mio dito.


Sonetto notturno alla mia porta (ma ho il videocitofono)

Conosco i tuoi giorni di luna storta
è per questo che sprango la porta

perchè già lo so che vince il più forte
quindi scusa se io chiudo le porte

e prima che resusciti una cosa già morta
corro a dare un altro giro alla porta

certo se tu fossi un po' meno contorta
potrei pensare di lasciarla aperta

ma vedi anche tu che sembra un refuso
è proprio meglio se lascio chiuso

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venerdì, 21 gennaio 2005

Ah, com'eri bella


Sevilla - Plaza del Salvador

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giovedì, 20 gennaio 2005

Numero 7 Classics (aspettando primavera)

Maggio, 2003. E' una splendida giornata, primi pezzi di carne all'aria, occhiali da sole usati finalmente a proposito. Non ho niente da fare, cammino bagnandomi di sole, ascoltando i Counting Crows con un sorriso da amaro benedettino, da guru, da buddha, da illuminato.

Quando il momento più basso della giornata è trovare la gelateria chiusa, credo si possa parlare senza timore di felicità. Mi siedo un attimo su dei gradini. Non sto pensando, nessuna profonda filosofica riflessione. Sembro un idiota che si è perso, devo avere l'espressione di un sonnambulo che si sveglia in salotto con un vaso di fiori in mano.

Sto solo assorbendo secondi, respiri, probabilmente pollini, percependo colori e movimenti. Provo a concentrarmi, ma non metto a fuoco niente: il futuro si riduce a uno sfondo indefinito, il passato a ricordi sullo specchietto, nè belli nè brutti, faccio ciao ciao con la manina. Respiro, tepore, luce, aria, avanti-indietro. Il dilatarsi del presente produce piacere fisico, il sorriso di Siddharta si inclina, si incrina, vira, prende una piega vagamente perversa. Uno sguardo a una ragazza genera tanta energia da tenere in funzione la metropolitana di Londra per tre anni. Sento come un conato.

Mi rialzo. Si va, leggeri, bene bene. E mentre cammino mi sento davvero più alto, più bello, più veloce. Come gli indios quando andavano a caccia, digiuni, con tutti i sensi tesi, acutizzati. Mi prende un leggero delirio di onnipotenza, procedo obliquo, muovo le mani a caso. Cosa ne so, sarà una questione di consapevolezza, un giorno in cui ci si sente dei privilegiati. O magari sarà l'aria che mi ottunde e non sento quanto invece dovrei sentire.

Però è bello: è come se, per un giorno, fossi l'unico spettatore del mondo.

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martedì, 18 gennaio 2005

Hard to understand

Il telefono. Mentre son là che armeggio cercando il bottone reset. Tanto è tutto inutile perchè ormai la serata si è spiaggiata male, come le balene, che mica si è mai capito perché cazzo si spiaggino.

Cosa fai? Io sono appena tornata.

Bah, boh. Mi osservo più che altro. Poi se ho tempo magari butto giù un rapporto.

Aa... Tutto bene?

Non so. E' che. Mmm. E' strano, non so se ti è mai capitato di aspettare cose che sono già accadute mentre accadono cose che hai smesso di aspettare. Ma sennò sì, nel complesso tutto bene.

Perchè parli come Baricco?

No dai Baricco no, non lo sopporto.

Dai. A parte gli scherzi. Ma cos'hai? Periodo blu? E' per il fatto che devi partire?

Noo. Solo una giornata un po' così. Hai presente quelle sere in cui sai già che domani mattina non avrai voglia di farti la barba, così, per ripicca. A parte che, cosa ne sai tu di farsi la barba...

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venerdì, 14 gennaio 2005

Mi alzo, mi faccio la doccia

ed è subito sera

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martedì, 11 gennaio 2005

Oh oh


Oggi è arrivata una lettera che aspettavo da tempo e che inizierà molte cose. Mi sento un po' così. Immagino dovrei essere eccitato, in realtà non ho voglia di pensarci. Non ho mai voglia di fare niente io, questo è il problema.

Oggi pomeriggio mi sono tornati in mente i libri che leggevo quando ero piccolo, quelli di Richard Scarry. Non so perchè.

Ma non è bello un mondo di porcelli imbianchini e procioni postini?

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domenica, 09 gennaio 2005

Donne (episodio I)

Se ricevete una lettera come questa, direi che è finita. Poi, per carità, non si può mai dire.

[Inserire nome maschile],
vaffanculo.
come ho fatto a non rendermi conto prima di tutto. Sicuramente il disorientamento e l'euforia [inserire aggettivo derivato da grande città europea] mi hanno fatto abbassare un poco la guardia, però guarda, ho reagito giusto a tempo prima di fare un'altra cazzata con te. Le scopate, sinceramente, non sono state male. Ma in qualsiasi altra circostanza mi sarei accorta del tuo individualismo e delle tue bugie molto prima. Sai perchè? Semplice. Perchè sei una persona falsa e camaleontica.

Dovresti vergognarti di essere quello che sei alla tua età, vivere sui tuoi genitori e non avere nessuna inquietudine oltre all'andare a puttane con un manipolo di disperati. Mi prendevi per scema? Beh, ti sei sbagliato. Adesso ti vado a dare un po' di quell'elitismo universitario che tanto ti irrita. Te lo meriti: ti immagino in quel paesino di merda, [ripetere nome maschile], che sai che ti sta cadendo addosso, uscendo sempre allo stesso bar, provandoci sempre con le stesse donne (perchè, carino, le donne non sono "tipe", ma donne e basta), bevendo la stessa birra con la stessa gente e sapendo quanto è miserabile la tua vita, perchè lo è, e tu sei tanto egocentrico, tanto maldestro e tanto abulico che non farai mai niente per evitarlo.

Ti immagino lavorandoti la prossima che ti incrocerà con bugie su un partito comunista (davvero, non pensavo che la sinistra in questo paese fosse così marcia. Quando parlavi di comunismo in realtà ti riferivi a donne da condividere? Mi fai pena. Soprattutto [diverso nome maschile], che fa il finto tonto) o raccontandole non so quale stronzata che vuoi fare l'attore (un'imitazione scadente di Mel Gibson non dà da vivere, te lo dico col cuore in mano). Molto probabilmente ti butterai sul sentimentale, adesso che sai che funziona, e le dirai a questa povera ragazza buffonate su quello che cucini e su non so che sugo e le farai anche domande. Residui di quella bella persona che un giorno devi essere stato.

Tranquillo, questo non si deve solo al fatto che ho aperto la tua posta (puoi chiamarmi impicciona, però io preferisco definirmi sveglia, o semplicemente giornalista, le fonti mi danno da mangiare, cosa ci vuoi fare...).
Già l'ultima volta che ti sei approfittato di me e del mio denaro ho cominciato a pensare che non dovevi essere molto normale e che, per lo meno, eri un egoista e tutto un inganno con la faccina simpatica, o quasi.
Non so chi sarà l'imbecille che si sorbirà le tue menate e che sopporterà le tue uscite fuori luogo (tipo: oggi ti amo, sei la mia fiamma - davvero, scrivi col culo, il tuo articolo era una merda e i tuoi messaggini "d'amore" mi suonavano melensi e burini - e domani invece non mi va di parlare con te e ti mando a fare in culo. Perchè è cosi che sei, e questo è quello che ti meriti che ti succeda, e infatti ti succederà, tranquillo). Perchè sì, cocchino vestito da alternativo, non so chi sarà quella ti sopporterà, però chiunque sia la compatisco.

Se credi che tutto questo mi faccia soffrire, ti sbagli. Mi becchi di ritorno da molte cose (abbastanza più di te, anche se ho tre anni di meno). Mentre tu facevi il coglione e mi perdevi in quel paese dove vivi, io riprendevo una storia d'amore di anni fa, una di quelle che restano in sospeso e che risorgono con la stessa passione che un giorno si era interrotta. Questo fine settimana me ne vado con [nome femminile] (che di sicuro si era accorta prima di me dello squallido che sei) a [nome di città], a vedere un concerto di questo ragazzo di cui ti parlo e succeda quel che succeda (gratis ovviamente, io non ho bisogno di pagare per dare amore e riceverlo).

Farò anche il possibile per sapere chi sono i superiori di quest'amico tuo per informarli delle cose che dice e che fa (come rubare i soldi al partito), e, credimi, ce la farò. Non c'è solo rancore in questa missiva (capisci cosa significa missiva o dovrai prendere il dizionario?). Sinceramente auguro una svolta alla tua vita vuota in cui forse può esserci ancora un po' di speranza. Fammi il favore di non tornare a dar segnali.
Un bacio, addio (già!).

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giovedì, 06 gennaio 2005

Voleva solo vivere tranquillo

"Voglio solo vivere tranquillo, non voglio avere problemi", dice il T.

Che poi la gente così finisce sempre pugnalata da qualche amico che ha covato per anni un rancore tremendo per una Girella rubata in una ricreazione del 1985 o per una figurina di Pierino Fanna ostinatamente negata. Questa gente un giorno è lì con te che si beve un prosecco (non frizzante) e il giorno dopo te la ritrovi sul giornale, sopra c'è l'articolo classico Uccide l'amico d'infanzia, lo rasa a zero e se lo mangia con la Nutella - "Ha sempre avuto tutto, io niente." "Le avevo provate tutte, gli ho offerto anche Virdis, Barbas e Policano". E poi, sotto, il riquadro con la breve storia della vittima e gli epitaffi degli amici, dei compagni di calcetto, dei partner di briscola: fototessera arrugginita e spettinata, sguardo da uomo semplice appena sveglio, corsivetto senza occhiello Voleva solo vivere tranquillo, senza problemi. E mi immagino chi lo legge, mentre osserva la foto e intanto pensa, guarda te il vecchio T., sempre là pacifico a bersi un tranquillo e invece che storiacce aveva dietro...

Questo non per menar rogna, caro T. Ma controlla se c'hai ancora il Fanna...

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martedì, 04 gennaio 2005

Sui timori del finimondo

L’anno 2004 è passato! Questa esclamazione si fa da molti, non per lamentare la fugacità del tempo, ma per consolarsi che il nostro piccolo Mondo sia scampato da un prossimo pericolo di rovina. La cometa non urtò la Terra; noi respiriamo ancora! I timori, e dirò anche i terrori del finimondo, che afflissero troppa gente nell’anno 2004, ci avvisano che non è inutile ricordare alcune considerazioni, le quali dimostrano che l’ordine cosmico non è per avventura mal saldo.
Ecco la nostra Terra e molti altri corpi, gli uni assai più grandi, gli altri assai più piccoli, roteare tutti velocissimi nella vanità dello spazio. Le forze poderose che li menano a furia, e pare minaccino rovina, sono anzi le virtù conservatrici; e tanto più conservatrici, quanto più sono grandi. Sì, la grandezza del pericolo temuto è fatta oramai la misura della sicurtà.
Gli antichi credevano che la stabilità del Mondo fosse raccomandata a sostegni materiali, a perni, ad assi di ferro, a sfere durissime di cristallo: noi sappiamo adesso ch’ella è invece custodita dalle forze e dalla inerzia della materia. E così è meglio sicura, in quella guisa che la fermezza di un uomo è fermezza vera quando sdegna il presidio di esterni ritegni, e tutta si accentra nell’intima forza dell’animo.
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lunedì, 03 gennaio 2005

L'irregolare

La felicità che viaggia su un treno notturno. Bello. 

La felicità come un viaggio, sempre senza biglietto, da portoghese, abusivo, irregolare. Aspettando di essere buttati giù, aspettando il controllore, schiacciati tra l'ansia di arrivare e quella di essere scoperti.

Essere esattamente dove si vuole essere, ma precari.

Ad ogni modo, felicità, spero non fossi sul Verona-Bologna.

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